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J.Pollock trae
le proprie immagini direttamente dall'inconscio, così come i nativi le assaporano
dal
"mondo degli spiriti"; Paragonare l'arte di Pollock con quella dei nativi significa
esplorare lo stesso modello di linguaggio
visuale. L'origine dei disegni "subconscio", è infatti del tutto paragonabile a quella degli artisti nativi, che agivano in
uno stato di allucinazione "creato" dall'uso di droghe come il cactus di San Pedro
che favoriva il loro viaggio nel
"mondo degli spiriti". E' uno stato mentale in
cui le allucinazioni si combinano tra loro per comporre immagini sia di tipo
astratto
che figurativo.
Nel 1942, in seguito alla partecipazione ad una mostra di
Surrealisti, conosce la ricca ereditiera Peggy Guggenheim. Agli inizi, per niente colpita dalle opere di Pollock, la Guggenheim accettò con riluttanza
di ammettere uno
dei suoi quadri all'annuale concorso per artisti emergenti da lei
organizzato.
Si racconta che uno dei giudici, il grande Piet Mondrian, fosse particolarmente
attratto dalla tela di Pollock.
La Guggenheim gli si avvicinò e commentò: “Quest'uomo
ha dei seri problemi, e la pittura è senza dubbio uno di questi. In seguito però venne affascianata
dai suoi dipinti, e gli commissionò un'enorme pittura murale
per la sua casa newyorkese
organizzandogli perfino una mostra personale nella sua galleria.
Questo evento segna la fine dei suoi problemi economici ed è il primo importante
riconoscimento del suo lavoro. Nel 1947 La galleria di Peggy Guggenheim chiude,
ma Peggy convinse Betty Parsons, la cui influenza nel mondo artistico era già storia,
a diventare l'agente di J.Pollok. |