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Secondo Ubaldo Nicola, alcune opere di De Chirico, ed
in particolare la pittura metafisica di cui egli fu iniziatore, sarebbero state
ispirate dalle frequenti cefalee, di cui l'artista, proprio come Picasso, notoriamente
soffriva, subendo il disturbo dell' aura visiva. La datazione e l'attribuzione di
alcuni suoi dipinti è assai ardua, perché l'artista stesso produsse nel secondo dopoguerra repliche dei suoi capolavori del periodo metafisico. Giorgio de Chirico
fu anche autore di scritti teorici e memorie a carattere autobiografico. Scrisse
una vera e propria opera letteraria: L'Hebdomeros (Ebdomero). Uscita nel 1929, anni
in cui il classicismo è nell'aria, imposto dal "Ritorno all'ordine" dell'epoca fascista,
caldeggiato anche da riviste come "La Ronda" e "Valori Plastici" (De Chirico concluderà
la sua opera con la formula "Pittore classicus sum") è un libro che si presenta come romanzo ma in realtà è un tipo di narrazione indefinibile: senza una storia
riconoscibile né una trama, come una sorta di ininterrotta scenografia teatrale.
È un misto volutamente nebuloso, senza nessuna coordinata spazio-temporale in cui
si alternano figure senza un ruolo determinato come gladiatori, generali, centauri,
pastori... in un insieme di sogni, ricordi poco fedeli, suggestioni ipnagogiche,
miti e riminiscenze che sono nient'altro che echi della sua pittura. Anche i luoghi
sono quelli metafisici dei suoi quadri, che si spostano naturalmente nella loro innaturalezza (come in un sogno). Muore a Roma a novantanni, il 20 novembre, anno
1978 al termine di una lunga malattia. |